Transcritti

Il primo libro che racconterà se stesso

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Bologna, marito cambia sesso

25 dicembre, 2009 (18:07) | generale | 1 comment

Bologna, marito cambia sesso
il Comune cancella il matrimonio

BOLOGNA - Il Comune che li ha uniti in matrimonio, ora vorrebbe dividerli tra l’imbarazzo dei funzionari e l’incombere di quella che potrebbe diventare una “querelle” politica.
leggi l’articolo completo su Repubblica.it

Cambia sesso la figlia dell’attrice Cher

23 novembre, 2009 (23:01) | generale | No comments

RAI3….SI VEDRA’!!!

30 settembre, 2009 (18:27) | generale | No comments

Qualche giorno fa, preceduta da un notevole giro di telefonate e messaggi faccio una lunga chiacchierata con  la redattrice di una trasmissione televisiva che andrà in onda venerdì 2 ottobre a fine mattinata su Raitre. E’ molto felice di avermi rintracciata perché il tema della puntata, prendendo spunto da un tredicenne cui genitori e autorità hanno consentito il cambio di sesso, tratterà appunto tale argomento. Ovviamente mi chiede di mio figli*, la aggiorno anche sulle novità della sua vita, vuol sapere vari dettagli, trova interessante e divertente il mio modo di esporre le cose e prendiamo accordi per la mia partecipazione alla trasmissione. Faccio i complimenti a lei e ai responsabili per aver deciso di trattare il tema transgender, decidiamo che partirò per Roma il giorno prima e che richiamerà al più presto per comunicarmi i vari dettagli organizzativi. La telefonata tarda ad arrivare e solo verso sera mi richiama e con tono leggermente sconsolato mi dice che hanno deciso di rimandare tale argomento (sostituito all’ultimo momento da alcool e incidenti tra i giovani) a data non precisata, che aveva già fatto le prenotazioni per albergo e viaggio e che si augurava che presto ci sarebbe stata l’occasione di incontrarci……… mah!!!

Organista cambia sesso licenziata dalla Cattedrale

8 settembre, 2009 (20:54) | generale | No comments

(da repubblica di Bari - 8 settembre 2009)

Luana Ricci

Luana Ricci

Luana Ricci, all´anagrafe Marco Della Gatta, fino al 31 agosto era l’organista e direttore del coro della Cattedrale di Lecce. Poi una telefonata le ha annunciato il licenziamento per motivi non ben specificati. Un mese fa il parroco aveva fatto presente a Luana, che venti mesi fa ha iniziato un percorso per cambiare sesso, che stava ricevendo pressioni da parte degli organizzatori della festa di Sant´Oronzo affinché venisse sostituita. “Ho combattuto tanto con me stessa, ho cercato di rinnegarmi, al punto che mi sono sposata e oggi ho una famiglia con due figli - racconta Luana - uno di 18 e l´altra di 15 anni che adoro. Sia loro che mia moglie mi hanno accettato e mi amano per quella che sono, non avrei mai pensato che la mia condizione personale potesse crearmi problemi sul lavoro. Ho sempre creduto che la mia professionalità e il mio rigore anche nel vestire, fossero garanzia di serietà. Il resto lo faceva la musica”.

Leggi l’articolo

Chi sono ? La storia di Fenice sul mare

6 gennaio, 2009 (20:39) | generale | 3 comments

Sono nat* una calda mattina di giugno, venut* al mondo un bel po’ in anticipo. Direi che volevo andarmene prima di cominciare, ma poi un incubatrice ha deciso diversamente.
Non so come. Non so perchè io sia così. Me lo chiedo spesso. A volte immagino che cia un Angelo per le anime e forse si sia confuso un attimo e abbia un po’ sbagliato.

La famiglia in un sono cresciut* è di quelle che un amico ha definito ‘modello horror’, lo psichiatra ha aggiunto che non avendo avuto un ‘buon modello’ nè femminile nè maschile posso essere cresciut* non sapendo bene da che parte stare [perchè i miei fratelli e sorelle però sono 'standard'?]. Non so. So solo che io mi sono sempre sentit* più maschio di quello che avrei dovuto essere. Ho sempre portato i capelli corti e nessuno in famiglia si è mai preoccupato, in fondo erano più comodi rispetto a quelli lunghissimi portati invece da mia sorella.

Ho sempre giocato con i compagni di classe a calcio, a biglie, a macchinine e nessuno si è mai preoccupato. Fino ad una certa età pensavo che prima o poi mi sarebbe spuntato il pisello, come avrebbe dovuto, poi con l’età (dagli 8 anni circa) ho cominciato ad avere la certezza che a diciotto anni mi sarei operat* per diventare un maschio.
Invece poi è venuta l’adolescenza. Ed io sono continuat* a crescere in mezzo a tanti maschi che mi consideravano al pari di loro. Non altro. Un amic*. Stran* per certi versi. Ma al pari. Con tanti complimenti perchè ero così. E a me andava più che bene.

Poi mi sono fidanzat* ovviamente con un gay represso, mi sono sposat*, ho avuto due figlie, e mi sono subito separat*. Lui non era in grado di sopportare la responsabilità di una paternità. Ma va bene lo stesso. Io sono forte e lo ero sempre stat*. Fino a quando. Fino a quando non mi sono di nuovo innamorat*, di un’altro gay naturalmente, perchè a me piacciono gli uomini, ma solo quelli di un certo orientamento, non so perchè, o meglio lo so benissimo. E’ il mio lato maschile che devono amare, quello vero. Quello di me, reale. Non quello di me, apparenz*.

E allora mi è tornata prepotente fuori questa necessità di essere, e allora ho capito che quello che avevo sepolto nel quotidiano andare avanti riesplodeva con tutta la sua forza.
Però ci sono loro. E allora non riesco a riconoscermi completamente. Leggo il rifiuto del proprio corpo che molti nella mia situazione hanno. Ecco, io questo rifiuto totale per il mio corpo non ce l’ho. Non riesco ad averlo dopo che ha dato la vita alle persone più importanti della mia vita.

Però, però.. però vivo con l’invidia perenne dei corpi muscolosi che vedo in giro, vorrei non avere il seno, quello non mi piace davvero. E in questo non riesco a stare bene.
Se non mi fossi innamorat* così tanto, non sarebbe così importante, potrei andare avanti per sempre con l’anima in contrasto e al tempo stesso complementare al corpo, ma poi quando ti senti dire che sei troppo maschile [nell'anima]  per essere una donna e al contempo troppo femminile [nel corpo] per essere davvero un uomo, ti vengono i dubbi che qualcosa di profondamente sbagliato ci sia davvero in te. E se devo scegliere tra cambiarmi l’anima o il corpo, il secondo vale sicuramente meno e quindi è modificabile.

Però, però ci sono loro. E allora diventa tutto difficile. A volte, sogno che mi venga qualche terribile malattia che imponga il taglio completo delle parti che più mi danno noia.. E’ terribile da dirsi ma a volte mi sembra l’unica soluzione possibile. E intanto passano i minuti, le ore, i giorni e ancora oggi davvero non so dirmi nè chi sono nè cosa davvero sono.
O meglio dentro di me lo so benissimo, ma non serve che io lo sappia, se il resto del mondo vede altro. Non serve.

A volte penso che se almeno mi piacessero le donne, un minimo di coerenza nella mia anima/corpo ci sarebbe, invece anche in questo diventa tutto così ambiguo, confuso, annodato, impossibile da definire con esattezza. Da definire per gli altri. Da spiegare. Perchè il mondo ha sempre bisogno di classificare, senza appello. Non mi iscrivo a nessun blog o spazio virtuale che imponga come requisito iniziale il dare il genere, uomo o donna, senza via di mezzo, scrivendo alle redazioni che questo talvolta per alcuni possa davvero essere impossibile. Per me lo è. Ma nessuno mi ha mai risposto o ha modificato il modello.

E i sogni? I sogni. Nei miei sogni io non sono come sono davvero, sono sempre come mi sento dentro. Raramente oscillo tra i due generi, e sono i sogni più significativi, dove io continuamente passo da un genere all’altro con naturalezza, come se fosse possibile essere davvero entrambi. Ma di solito sono come dentro. E tutti mi vedono, parlano con me, con il mio nome di battesimo, ma con il genere giusto. Un cavaliere senza cavallo, è il mio essere ricorrente nei sogni. Un cavaliere, senza cavallo. Che cavaliere può mai essere mi chiedo poi al risveglio, un cavaliere che non ha il cavallo?

Potrei egoisticamente decidere per una transizione, ma non sarebbe giusto per le due personcine in crescita che hanno solo me [l'altr* è sparito per sempre, per scelta sua]. E allora sopravvivo, in questa dualità perenne, senza soluzione.

Con la domanda di sempre.

Chi so-no? Credevo di saperlo. Credevo di non avere dubbi. Credevo che bastasse guardarsi dentro e  diventare lampante. Evidente. Come lo pensavo sempre stato, da sempre. Io fuori ed io dentro. Due metà unite in un unica anima in un equilibrio precario al massimo, ma equilibrio. Precario ma con i ruoli ben definiti. Il fuori, l’apparenza, la forma, la vita scivolata via, il nero dei vestiti, i capelli tagliati, o i capelli lunghi non faceva differenza. Pantaloni e anfibi e via. Il dentro, sentimenti mozzati e pensieri lasciati in disparte perchè scomodi da portarsi addosso. Il fuori. La vita spalancata davanti. Tra risate e sbeleffi alla medesima in un autoironia che non lasciava scampo. In un giocare senza fine. In un fare filosofia per giocare con la morte perchè tu, ti hanno detto poi, ci avevi vissuto troppo accanto fin da piccol* con questa paura di essere davvero uccis* per un niente. Il dentro. Silenzioso e taciturno. Chi ero poi io allora?  Chi sono adesso io? Con una vita scivolata via in quell’ironia, fino a quando ho scoperto che a volte le cose possono anche essere complicate e tu non le sai gestire. TU NON LE SAI GESTIRE, E TI TRAVOLGONO. Chi sono io che sto provando a dare una forma a questa dualità perchè dualità non sia più ?

Chi sono io che mi scopro in questo percorso ad aver paura, paura di perdere comunque la forma che mi ha accompagnato per tutti questi anni. Chi sono io che ogni giorno mi chiedo “E oggi cosa faccio? Oggi arrivo a stasera, e poi? E poi ancora uguale..” Chi sono io? Sono il cielo e il mare comunque riflessi da chi vuole essere solo specchio opaco? O sono un niente che semplicemente tra qualche anno tornerà ad essere terra e che quel mare non vedrà più. Chi sono io? Che se vado avanti ho paura e se resto ho ancora più paura.

Chi sono ? 

Viso di-viso

Eccomi davanti allo specchio
Eccomi con questo corpo…
Non doveva andare così
Quando rincorrevo i palloni,
quando montavo i trenini,
quando giocavo con i soldatini.
Doveva essere come sentivo.
Eccomi davanti allo specchio.
Io amo questo corpo.
In questa mia pancia
sono cresciute due meraviglie
(e altre ne vorrei ma è tardi)
Io odio questo mio corpo
pieno di curve e privo di spigoli
no.. non è vero… non lo odio
.. lo detesto.. è fuori sintonia
non si accorda alla musica dell’anima.
Eppure.. eppure non lo so
Eterna indecisione.
Eccomi davanti allo specchio
Mi guardo la faccia, gli occhi, i capelli
Sono io.
Sono io. Non bell*. Ma ver*.
I miei occhi guardano sempre altrove
I miei occhi guardano sempre negli occhi
Sfuggono solo per paura dell’anima
Ma guardano,
Guardano il mio corpo dentro lo specchio
E’ solo uno specchio.
Io non sono quello che vedo
Io sono e voglio essere quello che sento

E come dice Francesco Guccini

..
ma se io avessi previsto tutto questo
dati cause e pretesto forse farei lo stesso
..
e quindi tiro avanti e non mi svesto
degli abiti che sono solito portare
ho tante cose ancora da raccontare
per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!

(L’avvelenata)

Se lo dice lui…

29 dicembre, 2008 (12:58) | generale | 7 comments

La Repubblica
22 Dicembre 2008
Benedetto XVI sulla Giornata Mondiale della Gioventù:

Il Papa attacca i cambiamenti di sesso
“L’uomo può essere solo maschio o femmina”

'Papa ROMA - Basta con gli “eventi cattolici come concerti”, in cui il Papa è “come una rockstar”. Attenzione al pensiero “gender”, pericoloso e autodistruttivo. Benedetto XVI parla davanti alla Curia nel tradizionale incontro per gli auguri di Natale. E ne ha per tutti: Dal pensiero “gender” a chi spettacolarizza le cerimonie religiose.

Le tendenze ‘gender’? Autodistruttive. Il pontefice non ha risparmiato critiche neanche sui cambiamenti di sesso. “Non è l’uomo che decide, è Dio che decide chi è uomo e chi è donna”. “Ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine ‘gender’ - dice Benedetto XVI - si risolve in definitiva nell’autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda. Ma in questo modo - sottolinea il Papa - vive contro la verità, vive contro lo spirito creatore”.
(22 dicembre 2008)

Commenti senza alcuna importanza: se l’ha detto lui!!!!

Credo nessuno potesse dubitare che, dopo aver preso dure posizioni nei confronti dell’omosessualità, potesse essere risparmiato il mondo transgender.
Beh, da parte mia, la posizione del Vaticano, non è certamente “condivisibile” ma, quantomeno, è un’ammissione di presenza nel mondo di questa “strana categoria”.

A tale proposito, e senza illudermi di poter incidere in qualche modo nelle posizioni ufficialmente accreditate, riprendo alcuni passi che si possono leggere per esteso in “Tr@nscritti”.
Dopo molte insistenze sono riuscita ad avere il testo di un’intervista (che ovviamente giornale per cui era stata redatta non ha mai pubblicato e, penso, mai pubblicherà!) ad un teologo-teologa trans.

…oggi noi assistiamo a un’impostazione che vuole ragionare di transessualità come se fosse un fatto etico. Ma l’etica ragiona sui comportamenti non sull’essere! Se la teologia si ostinerà a voler vedere nella transessualità o nell’omosessualità un fattore etico, continuerà a sbagliare impostazione poiché non sono comportamenti ma aspetti dell’essere. In altre parole non siamo di fronte ad un fattore etico ma ontologico.
Come teologa ho affrontato da subito il problema della transessualità partendo dall’opera di Dio nella Creazione. Transessuali si nasce, non si diventa, quindi….Dio mi ha creata così.”

Durante la stesura del libro in questione ho avuto la fortuna di poter ascoltare il punto di vista di un noto medico endocrinologo ( il primo in Italia ad interessarsi della realtà transgender senza pre-giudizi). Abbiamo avuto una lunga conversazione toccando vari punti ma il mio interesse era, sopratutto, capire se tale realtà potesse essere determinata da cause esterne, o psicologiche, di vario genere.

….non hanno scelta, assolutamente! Anzi questa è la cosa per la quale io combatto di più. Dal punto di vista umano è una condizione terribile!
Con l’esperienza mi sono reso conto che il problema dell’ identità non è modificabile, è dentro a queste persone e non c’è nessuna possibilità di intervenire per modificare il loro modo di sentirsi.
In ogni caso non si capisce il perché di questo atteggiamento della chiesa……non è contro natura per niente!
Insomma, se nascono così, come si fa a dire che è contro-natura?

Nell’antica Grecia, Venere Castina era la Dea preposta alla protezione delle anime femminili imprigionate in un corpo maschile….storia vecchia, no?
A tale proposito trovo significativa una considerazione fatta da più di un appartenente alla realtà transgender che mi pare sia molto attinente a quando fin qui esposto:
“…perchè dovremmo privilegiare il corpo anziché l’anima?”

E’ quello che continuo a chiedermi anch’io e continuo a non capire……….

Padova Pride Village

13 settembre, 2008 (16:38) | generale | 1 comment

La serata del 30 agosto al pride village di Padova è stata interessante, divertente e movimentata. Di questa opportunità devo ringraziare Alessandro Zan, presidente regionale arcigay e organizzatore di tutto l’evento, che si è attivato per renderla un successo e che ha presentato “Transcritti” con passione e coinvolgimento.

Fra i vari amici presenti anche Gian Luca Battistello, giovane fotografo… ma, già molto emergente, che ci ha regalato belle immagini della serata.

Alessandro Zan e Buci Sopelsa

Alessandro Zan e Buci Sopelsa conversano con il pubblico

Alcuni partecipanti alla serata Alcuni partecipanti alla serata
Alcuni partecipanti alla serata
Il rito delle dediche Il rito delle dediche
Il rito delle dediche
Le argomentazioni di Gianmaria Bissacco La argomentazioni di Gianmaria Bissacco
Le argomentazioni di Gianmaria Bissacco

Foto ricordo di Buci con Annamaria Mugler

Foto ricordo di Buci con Gianmaria e Anna Mugler

Conversazione con signora molto interessata all’argomento.

Conversazione con signora molto interessata all’argomento.

ne parlano: literary

29 agosto, 2008 (14:21) | generale | No comments

Per poter descrivere e trasferire, al lettore, le emozioni che questo libro trasmette mi collego ad uno scritto, menzionato nel libro, molto forte ed impegnativo che con poche parole riassume il messaggio intrinseco delle quasi 300 pagine di racconti personali: “there is something beatiful about all scars of whatever nature, a scar means the hurt is over, the wound is closed and healed, done with“ (c’è qualcosa di bellissimo in tutti i tipi di cicatrici. Una cicatrice significa che il male è finito, che la ferita è chiusa e guarita).

Immergersi nella lettura di questi racconti di sofferenza, di trasformazione e gioia finale, o meglio transizione, fa capire quanto sia difficile affrontare la società che rinnega e scappa difronte ad una situazione così, naturale. Come sempre accade la reazione del cittadino, che nasce e cresce in una società fondata sulla coesa avversione alle diversità di genere, è quella di ghettizzare ed allontanare la possibilità di mettersi in discussione uscendo dalla “sana“ ipocrisia! Tutti noi siamo legati alla definizione chiara e congenita di uomo e donna, cultura binaria , discuterne si rischia di entrare in conflitto con la religione o con i ruoli a cui la storia ci ha abituato. Grazie al percorso iniziato dalla scrittrice, con il primo libro “tutto su mi* figli“ pubblicato nel 2000, si riesce a far chiarezza in questa nebulosa intrisa di paure, incomprensioni e gesti d’amore che caratterizzano il cammino dell’essere umano. Leggendo tra le righe si percepisce la voglia, dei ragazzi/ragazze, di far chiarezza in se stessi di capire chi sono di guardarsi allo specchio collimando l’esteriore con l’interiore. E’ meglio una persona in più felice, perché libera di vivere la propria identità o cento infelici e nascoste nell’ombra? Questa è la domanda che aleggia nella testa di tutte quelle persone che scevri da tabù e complessi atavici si pone cercando il bandolo della matassa della vita di genere. In tutti gli scambi via mail, tra la scrittrice ed i “personaggi” del libro, trasuda la necessità d’aiuto piuttosto che una parola di comprensione o filo d’Arianna per uscire da questo labirinto emozionale: emozione che crescono sempre più proseguendo con la lettura sino a terminare svuotati, dalle solite vacuità, e bisognosi di ulteriori chiarimenti ed informazioni sentendo la necessità di mettersi in contatto con Buci.

Arrivare alla schiettezza/trasparenza e tranquillità d’animo che contraddistingue la scrittrice è frutto di un cammino lungo ed irto di situazioni complesse che hanno modellato e temprato il carattere.

Ricordando che cultura è aprire le proprie conoscenze e non migliorare solo quelle che si hanno, porto con me Tr@nscritti come un lumino che schiarisce questo percorso buio e pieno d’insidie. Grazie Subby per questo “calcio nel culo” all’ipocrisia!!!

gian luca battistello su literary

ne parlano: Il Giornale di Vicenza

12 agosto, 2008 (00:26) | generale | No comments

Tr@anscritti, mondo transgender
di Lorenzo Parolin, Giornale di Vicenza - 1 Agosto 2008
Giornale di Vicenza

L’argomento (il “transgenderismo”) è di quelli tabù, da affrontare in genere a voce bassa; il linguaggio adottato è diretto e aderente al reale, in uno stile brillante che coglie a piene mani dal lessico sviluppatosi con e-mail e tecnologie web; il titolo (“Tr@nscritti - l’altra faccia delle solite storie”), cui fanno seguito 294 pagine fitte di testimonianze, pensieri e provocazioni è anch’esso partecipe di due nature: la “trascrizione”, a rivelare l’immediatezza dei dialoghi raccolti e la “scrittura”, manifesta in termini di narrazione creativa.

L’autrice è Buci Sopelsa, pittrice vicentina, artista poliedrica aperta al cambiamento, che ha voluto raccontare l’alterità più “altra” che ci sia (quella appunto delle persone trangender) nel suo secondo libro, seguito ideale di “Barba ben rasata e un filo di rossetto”, protagonista del quale era la metamorfosi del figlio.

Con Tr@nscritti l’autrice allarga l’orizzonte spostando l’attenzione sulle difficoltà che hanno le persone transgender nell’affrontare e nel far accettare il loro “essere uomo-e-donna insieme”, alla famiglia, agli amici, ai colleghi di lavoro e, in ultima analisi, a tutte le situazioni che incrociano nel corso della vita.

Un libro a più voci e più registri: nè saggio, nè romanzo, ma opera testimoniale in cui si intrecciano narrazioni dirette, commenti, documenti, interviste ad esperti e brani a raccordo nei quali Buci Sopelsa è presente in prima persona.

“Come è nato il libro? – l’autrice si racconta – Fondamentalmente dalla consapevolezza di un’incomprensione, quella a cui sono sottoposte tutte le persone come mio figlio, divenuta desiderio di ribellione: una ribellione sostenuta dalle mie emozioni di madre”.

Tecnicamente, spiega, primo elemento è stato il titolo, generato in una sorta di illuminazione, che poi ha determinato tutto il resto: la grafica, volutamente modellata su internet, è invece un doveroso omaggio alla carriera di pittrice.

“Internet in quanto spazio virtuale (quindi “altro”) che ci ha permesso di affrontare senza pregiudizi il tema del transgenderismo, la pittura come lente indispensabile per leggere la realtà in tutti i suoi aspetti. Non avrei saputo affrontare la vicenda di mio figlio se non fossi pittrice e, dipingendo, non avessi imparato ad andare al di là delle mere apparenze, calando ogni cosa nella corretta prospettiva: cambiano gli strumenti, dal pennello alla penna, ma il processo creativo è identico”.

Sono numerose la voci che si susseguono nelle trecento pagine del libro: dopo un glossario iniziale, una sorta di kit di sopravvivenza per chi si avventuri tra i neologismi dell’universo trnsgender, spazio alle testimonianze di chi, come Tiziana, ha appena iniziato la propria trasformazione o come Anna ha studiato teologia all’università. Una citazione dal “Simposio” di Platone, e di nuovo la porta si apre su un mondo che Buci Sopelsa ha scelto di raccontare in presa diretta, senza esprimere giudizi o facili moralismi. A chiudere “Tr@nscritti”, un’antologia delle mail ricevute negli anni dall’autrice e dal figlio, seguita da una panoramica sulle diverse normative europee in materia di mutamento di nome e sesso. Pagine dense, quelle di Tr@nscritti, sostenute con ritmo e vitalità e ingentilite al contempo da una delicatezza tutta materna che “svela”, affrontandolo ad alta voce (e senza dimenticare il sorriso) un argomento sul quale di regola gli sguardi si abbassano e cala timoroso il silenzio.

ne parlano: il Mattino di Padova

16 giugno, 2008 (16:21) | generale | 5 comments

Qualche piccolo riscontro comincia ad arrivare….fa sempre molto piacere;-))

Articolo sul Mattino di Padova
Diario di viaggio di Buci Sopelsa nell’universo transgender

Dopo “Tutto su mi* figl*” (l’asterisco sta per il genere non definito), il primo libro di Buci Sopelsa, sul caso del figlio transgender, uscito nel 2000 e riedito nel 2007 col titolo “Barba ben rasata e un filo di rossetto”, che ha ottenuto un grosso successo mediatico, la pittrice veneziana che vive a Vicenza, torna sull’argomento divenuto una sua personale battaglia libertaria, con un secondo libro “Tr@nScritti - L’altra faccia delle solite storie”, pubblicato in questi mesi dalla Pro Art di Ferrara.

Incorniciato nella forma di un diario di bordo, il libro racconta come è stato concepito e ha preso forma il suo progetto, avvalendosi della collaborazione di quanti vivono l’esperienza transgender e sono impegnati a far emergere questa realtà nei vari blog, mailing-list, siti e riviste on line che dibattono il tema. Riporta scritti, testimonianze e la corrispondenza in diretta tra l’autrice e i suoi collaboratori, ma anche gli apporti di medici, amici, parenti che vivono vicino a loro. Contiene anche una breve storia del transgenderismo, un utile dizionario introduttivo e un’appendice che compendia le leggi in materia. Una legenda aiuta a riconoscere le varie tipologie di contributi.

Ne esce un quadro molto interessante e variegato che coglie le tante sfaccettature del problema, e aiuta a riflettere sui nostri pregiudizi e sulla complessità delle questioni legate all’identità di genere, alla sessualità biologica, all’orientamento sessuale. Nella presentazione, che è stata curata a Padova da Flavia Randi e Sirio Luginbuhl, al Cafè au livre, assieme all’autrice, al figlio Augusto ora Mia e a una rappresentante della casa editrice, sono emersi alcuni aspetti importanti.

“Il transgenderismo non è una forma di devianza, non è una malattia”, come spesso un certo orientamento scientifico e religioso ha voluto far credere, “ma un fatto naturale.” –ha affermato in un’intervista all’autrice il dottor Andrea Cattabeni, endocrinologo, pochi giorni prima della sua improvvisa scomparsa (questo libro è stato dedicato alla sua memoria). “Con l’esperienza, mi sono reso conto che il problema dell’identità non è modificabile, è dentro a queste persone e non c’è nessuna possibilità di intervenire per modificare il loro modo di sentirsi.-ha proseguito-…in Italia la frequenza dei maschi che si sentono femmine dovrebbe essere di 1 ogni 10.000, e ogni 50.000 nel senso inverso. Gli ormoni o qualunque altro intervento non modificano l’identità di genere… si potrebbe dire che correggono quello che la natura ha sbagliato. Nel mio studio le cartelle di quelli che venivano dalla lombardia era dello stesso numero di quelli che arrivavano dalla Sicilia, perché lì non trovavano assistenza… All’inizio solo le prostitute trans ricorrevano alle mie cure…e i loro clienti più affezionati erano carabinieri e forze dell’ordine!”.

Tra le interviste curiose ce n’è una a una trans teologa di Campobasso. Era un uomo, Dario, che ha deciso di diventare Anna. “La teologia ha mancato e manca al suo mandato, poiché ha costruito un sistema in cui vi sono persone automaticamente escluse, emarginate, stigmatizzate. Come teologa-ha detto- ho affrontato il problema della transessualità partendo dall’opera di Dio nella Creazione. Transessuali si nasce, non si diventa, quindi …Dio mi ha creata così. Tutta la creazione di Dio si fonda sulla varietà, sulla molteplicità, non sull’uniformità e l’omologazione. La teologia sbaglia impostazione: continua a ragionare di transessualità come se fosse un fattore etico. Ma l’etica ragiona sui comportamenti, non sull’essere!”

Di facile e immediata lettura il libro affronta questioni avvincenti; offre anche una guida bibliografica e ai siti web dove approfondire la problematica.

Maria Luisa Biancotto

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