Sono nat* una calda mattina di giugno, venut* al mondo un bel po’ in anticipo. Direi che volevo andarmene prima di cominciare, ma poi un incubatrice ha deciso diversamente.
Non so come. Non so perchè io sia così. Me lo chiedo spesso. A volte immagino che cia un Angelo per le anime e forse si sia confuso un attimo e abbia un po’ sbagliato.
La famiglia in un sono cresciut* è di quelle che un amico ha definito ‘modello horror’, lo psichiatra ha aggiunto che non avendo avuto un ‘buon modello’ nè femminile nè maschile posso essere cresciut* non sapendo bene da che parte stare [perchè i miei fratelli e sorelle però sono 'standard'?]. Non so. So solo che io mi sono sempre sentit* più maschio di quello che avrei dovuto essere. Ho sempre portato i capelli corti e nessuno in famiglia si è mai preoccupato, in fondo erano più comodi rispetto a quelli lunghissimi portati invece da mia sorella.
Ho sempre giocato con i compagni di classe a calcio, a biglie, a macchinine e nessuno si è mai preoccupato. Fino ad una certa età pensavo che prima o poi mi sarebbe spuntato il pisello, come avrebbe dovuto, poi con l’età (dagli 8 anni circa) ho cominciato ad avere la certezza che a diciotto anni mi sarei operat* per diventare un maschio.
Invece poi è venuta l’adolescenza. Ed io sono continuat* a crescere in mezzo a tanti maschi che mi consideravano al pari di loro. Non altro. Un amic*. Stran* per certi versi. Ma al pari. Con tanti complimenti perchè ero così. E a me andava più che bene.
Poi mi sono fidanzat* ovviamente con un gay represso, mi sono sposat*, ho avuto due figlie, e mi sono subito separat*. Lui non era in grado di sopportare la responsabilità di una paternità. Ma va bene lo stesso. Io sono forte e lo ero sempre stat*. Fino a quando. Fino a quando non mi sono di nuovo innamorat*, di un’altro gay naturalmente, perchè a me piacciono gli uomini, ma solo quelli di un certo orientamento, non so perchè, o meglio lo so benissimo. E’ il mio lato maschile che devono amare, quello vero. Quello di me, reale. Non quello di me, apparenz*.
E allora mi è tornata prepotente fuori questa necessità di essere, e allora ho capito che quello che avevo sepolto nel quotidiano andare avanti riesplodeva con tutta la sua forza.
Però ci sono loro. E allora non riesco a riconoscermi completamente. Leggo il rifiuto del proprio corpo che molti nella mia situazione hanno. Ecco, io questo rifiuto totale per il mio corpo non ce l’ho. Non riesco ad averlo dopo che ha dato la vita alle persone più importanti della mia vita.
Però, però.. però vivo con l’invidia perenne dei corpi muscolosi che vedo in giro, vorrei non avere il seno, quello non mi piace davvero. E in questo non riesco a stare bene.
Se non mi fossi innamorat* così tanto, non sarebbe così importante, potrei andare avanti per sempre con l’anima in contrasto e al tempo stesso complementare al corpo, ma poi quando ti senti dire che sei troppo maschile [nell'anima] per essere una donna e al contempo troppo femminile [nel corpo] per essere davvero un uomo, ti vengono i dubbi che qualcosa di profondamente sbagliato ci sia davvero in te. E se devo scegliere tra cambiarmi l’anima o il corpo, il secondo vale sicuramente meno e quindi è modificabile.
Però, però ci sono loro. E allora diventa tutto difficile. A volte, sogno che mi venga qualche terribile malattia che imponga il taglio completo delle parti che più mi danno noia.. E’ terribile da dirsi ma a volte mi sembra l’unica soluzione possibile. E intanto passano i minuti, le ore, i giorni e ancora oggi davvero non so dirmi nè chi sono nè cosa davvero sono.
O meglio dentro di me lo so benissimo, ma non serve che io lo sappia, se il resto del mondo vede altro. Non serve.
A volte penso che se almeno mi piacessero le donne, un minimo di coerenza nella mia anima/corpo ci sarebbe, invece anche in questo diventa tutto così ambiguo, confuso, annodato, impossibile da definire con esattezza. Da definire per gli altri. Da spiegare. Perchè il mondo ha sempre bisogno di classificare, senza appello. Non mi iscrivo a nessun blog o spazio virtuale che imponga come requisito iniziale il dare il genere, uomo o donna, senza via di mezzo, scrivendo alle redazioni che questo talvolta per alcuni possa davvero essere impossibile. Per me lo è. Ma nessuno mi ha mai risposto o ha modificato il modello.
E i sogni? I sogni. Nei miei sogni io non sono come sono davvero, sono sempre come mi sento dentro. Raramente oscillo tra i due generi, e sono i sogni più significativi, dove io continuamente passo da un genere all’altro con naturalezza, come se fosse possibile essere davvero entrambi. Ma di solito sono come dentro. E tutti mi vedono, parlano con me, con il mio nome di battesimo, ma con il genere giusto. Un cavaliere senza cavallo, è il mio essere ricorrente nei sogni. Un cavaliere, senza cavallo. Che cavaliere può mai essere mi chiedo poi al risveglio, un cavaliere che non ha il cavallo?
Potrei egoisticamente decidere per una transizione, ma non sarebbe giusto per le due personcine in crescita che hanno solo me [l'altr* è sparito per sempre, per scelta sua]. E allora sopravvivo, in questa dualità perenne, senza soluzione.
Con la domanda di sempre.
Chi so-no? Credevo di saperlo. Credevo di non avere dubbi. Credevo che bastasse guardarsi dentro e diventare lampante. Evidente. Come lo pensavo sempre stato, da sempre. Io fuori ed io dentro. Due metà unite in un unica anima in un equilibrio precario al massimo, ma equilibrio. Precario ma con i ruoli ben definiti. Il fuori, l’apparenza, la forma, la vita scivolata via, il nero dei vestiti, i capelli tagliati, o i capelli lunghi non faceva differenza. Pantaloni e anfibi e via. Il dentro, sentimenti mozzati e pensieri lasciati in disparte perchè scomodi da portarsi addosso. Il fuori. La vita spalancata davanti. Tra risate e sbeleffi alla medesima in un autoironia che non lasciava scampo. In un giocare senza fine. In un fare filosofia per giocare con la morte perchè tu, ti hanno detto poi, ci avevi vissuto troppo accanto fin da piccol* con questa paura di essere davvero uccis* per un niente. Il dentro. Silenzioso e taciturno. Chi ero poi io allora? Chi sono adesso io? Con una vita scivolata via in quell’ironia, fino a quando ho scoperto che a volte le cose possono anche essere complicate e tu non le sai gestire. TU NON LE SAI GESTIRE, E TI TRAVOLGONO. Chi sono io che sto provando a dare una forma a questa dualità perchè dualità non sia più ?
Chi sono io che mi scopro in questo percorso ad aver paura, paura di perdere comunque la forma che mi ha accompagnato per tutti questi anni. Chi sono io che ogni giorno mi chiedo “E oggi cosa faccio? Oggi arrivo a stasera, e poi? E poi ancora uguale..” Chi sono io? Sono il cielo e il mare comunque riflessi da chi vuole essere solo specchio opaco? O sono un niente che semplicemente tra qualche anno tornerà ad essere terra e che quel mare non vedrà più. Chi sono io? Che se vado avanti ho paura e se resto ho ancora più paura.
Chi sono ?
Viso di-viso
Eccomi davanti allo specchio
Eccomi con questo corpo…
Non doveva andare così
Quando rincorrevo i palloni,
quando montavo i trenini,
quando giocavo con i soldatini.
Doveva essere come sentivo.
Eccomi davanti allo specchio.
Io amo questo corpo.
In questa mia pancia
sono cresciute due meraviglie
(e altre ne vorrei ma è tardi)
Io odio questo mio corpo
pieno di curve e privo di spigoli
no.. non è vero… non lo odio
.. lo detesto.. è fuori sintonia
non si accorda alla musica dell’anima.
Eppure.. eppure non lo so
Eterna indecisione.
Eccomi davanti allo specchio
Mi guardo la faccia, gli occhi, i capelli
Sono io.
Sono io. Non bell*. Ma ver*.
I miei occhi guardano sempre altrove
I miei occhi guardano sempre negli occhi
Sfuggono solo per paura dell’anima
Ma guardano,
Guardano il mio corpo dentro lo specchio
E’ solo uno specchio.
Io non sono quello che vedo
Io sono e voglio essere quello che sento
E come dice Francesco Guccini
..
ma se io avessi previsto tutto questo
dati cause e pretesto forse farei lo stesso
..
e quindi tiro avanti e non mi svesto
degli abiti che sono solito portare
ho tante cose ancora da raccontare
per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!
(L’avvelenata)